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di Antonio Vessichelli
Sei già stato a Bahia?Ancora no? Allora devi conoscere la “culla” del Brasile, qualcuno l'ha descritta come "la Roma nera". Vedere dove passato e presente si sono amalgamati in un susseguirsi di eventi rispettandosi entrambi senza creare conflitti interni su usi e costumi., dove regna ancora la magia nera, lo spiritismo del "Candomblè", la "Macumba".
Bahia si trova nell’America del Sud, in Brasile, nello Stato di Bahia (nordeste brasiliano) per maggiore precisione a 12°55’34” latitudine sud e 38°31’ latitudine ovest. È proprio questa collocazione geografica a metà tra l’Equatore e il Tropico del Capricorno che crea le sue particolari condizioni climatiche.
Vicoli tortuosi, strade pavimentate con ciottoli di basalto, si snodano su pendii fiancheggiate da case coloniali con facciate bianche a testimonianza di un tempo che fu. Tutto in un contesto di un’epoca moderna che non ha intaccato la storia e il passato di Bahia ma che testimonia il presente, il progresso.
Arrivai a Salvador, la capitale, nel mese di Dicembre del 1959, la temperatura faceva misurare la colonnina di mercurio a 30°. La nostra guida fu Janaina una mulatta ventenne occhi verdi e a mandorla, sandali (infradito) ai piedi indossando una veste quasi trasparente evidenziando e delineando le sue forme in tutta la sua bellezza. Parlando un italiano misto a portoghese molto informata ci disse che Salvador, la capitale, ricorda un poco ogni stato brasiliano, Salvador è il Brasile intero, un Brasile moreno, tropicale, mulatto, Brasiliano.
Lo stato di Bahia fu acquistato dagli eredi di Francisco Pereira Coutinho per essere costruita la città di Salvador dal governatore Tomé de Souza. Salvador fu la sede del governo brasiliano più di due secoli fino al 1763.
A Salvador mi fermai per una intera giornata, ebbi occasione di visitare quasi tutta la città, una parte senza la guida. Rimasi esterrefatto nel vedere tanta ricchezza nelle chiese internamente decorate con oro e oggetti sacri di immenso valore, Bahia di prevalenza ha la religione cattolica e sembra che ci siano 365 chiese sparse per tutto il territorio. Una breve sosta in uno dei tanti chioschi per dissetarci con un buon “caldo de cana” (succo di canna da zucchero), alcune fette di cocco e abacaxi (ananas) sono il necessario per continuare la visita.
Nel secolo 16° quando fu installata, Salvador aveva una posizione strategica per essere la punta più prossima all’Europa. La sua immensa baia formava all’epoca coloniale un grande porto di mare ed era il centro del commercio brasiliano, lo faceva notare la nostra guida indicando la zona del porto, Salvador è divisa in due città, quella alta e quella bassa, la sua topografia mostrava una difesa dai pericoli che venivano dal mare. La parte bassa era il porto con tutta la sua difesa la parte alta era una scarpata di circa 80 metri da dove si poteva scrutare il mare aperto.
Ancora oggi si possono vedere i ruderi quasi interi de forti “San Marcelo” “ Santo Antonio” “Barbalhio”, nella città alta vi sono le residenze moderne in mezzo alla vegetazione d’alberi da frutto tipici del luogo: Mango, Aracaçà, cajàs, etc. Una strada in salita “ladeira da montanha” congiunge la città alta con quella bassa, l’ascensore “Lacerda”, il trenino a cremagliera molto suggestivo per il fatto che quando sale si può vedere la baia “ Baia de todos os santos” in tutta la sua bellezza.
Molto suggestivo e fuori da ogni aspettativa fu la visita al porto, navi mercantili attraccate in attesa di carico e scarico merci, alcune navi passeggere, barche a vela caratteristiche “Saveiros” per il trasporto merci locali di ogni tipo, il frastuono assordante del porto che non riesci mai a capire da dove viene tutto quel rumore, ma la cosa più interessante che si può vedere a Salvador è il mercato, non è un mercato vero e proprio, io lo definirei un bazar ambulante, il mercato è prossimo alla chiesa “Conceiçào da Praia e do Pilar”, frequentato dai turisti questo mercato offre ogni tipo di merce: bigiotteria, pietre preziose, pellami, articoli artigianali, bambole di panno, (Bruxinhas de pano), “fumo de corda”, Saguì, (scimmiette) pappagalli, spezie varie, insomma ogni tipo di merce attinente con il luogo. A questo punto la nostra guida si ferma e dice in un brasitaliano “ Siete liberi di girare, fate atencione ai muleque(ragazzi) rubano tudo”. Liberi ma contorniati da una miriade di venditori che offrono articoli vari, ma come tutti i posti si deve pensare a mangiare, allora ci si avvicina a quelle che sono vere cucine ambulanti e si può assaporare tutto ciò che le baiane cucinano, un odore a volte nauseante per la frittura, ma invitante a vederle cucinare, tutto cibo che è nato da usanze locali e portato dagli schiavi negri dall’Africa infatti molto peperoncino e spezie a base di zenzero, cammarào (gamberi) xinxin de galinha, bolinhos, doces de coco, un buon stomaco riesce a digerire tutto…!
Fare una descrizione dettagliata sarebbe descrivere tutto il Brasile, ma nel mio piccolo, ho visto, ho provato e sentito le stesse emozioni dei brasiliani che vivono sul posto. E’ una grande terra, “un paese abençoado por Deus” ( un paese benedetto da Dio). Credo sia proprio vero.
Antonio Vessichelli