LA CACCIA AL " JACARE " (coccodrillo brasiliano)

di Antonio Vessichelli
Avevano portato una cassetta con ami speciali di acciaio di 15 cm di lunghezza e 5mm di spessore, erano ancorette con punte affilatissime, speciali per quella caccia, la lenza era di acciaio lunga circa 1m fissata a una corda di Nylon dello spessore di 10mm lunga una trentina di metri. Era tutto pronto, bisognava mettere l'esca alle ancorette e gettarle in acqua.
Verso le ore 19.00 furono gettate le lenze, la puzza nauseante del polmone riempiva l'aria, i moscerini le coprivano quasi a non poterle vedere, due lenze nel primo laghetto e tre lenze in quello un poco più grande, affondarono immediatamente, con il proprio peso senza alcuna zavorra. L'estremità della corda di ognuna fu legata a un albero non lasciandola tesa ma molto floscia in mezzo all'erba, sarebbero rimaste sul fondo tutta la notte.
Quella stessa sera dopo una cena a base di carne e pesce, l'autore con il tedesco e alcuni amici della Fazenda, caricarono una barca sul fuoristrada e andarono a caccia di Jacarè, una caccia notturna molto emozionante da assistere, forniti di un riflettore a batteria di 200 W illuminavano a giorno la zona di caccia dalla barca, una Winchester 44 di proprietà del Fazendeiro era l'arma che avrebbero usato. L'emozione è tanta quando si sale sulla barca, si rema lentamente in acque tempestate non solo di Jacarè, ma anche di " Succurì " (Anaconda ), il frastuono notturno degli insetti e di alcuni uccelli notturni è assordante, la paura non è consentita, l'adrenalina sale sui pori della pelle, tutta l'attenzione è poca, sciami di moscerini "polvora" (polvere) si attaccano sul viso scoperto, sul collo, un prurito insopportabile invade tutto il corpo umido di sudore, il caldo e infernale, tutto avviene sotto un
cielo stellato nel buio più assoluto.
All'improvviso il tedesco allertò tutti, due Jacarè erano immobili a una decina di metri verso la prua della barca, accecati dal riflettore, gli occhi erano quattro punti luminosi non erano tanto grandi, forse 1,5m o 9-10 kg ciascuno, due esplosioni secche, uno rimase a pancia all'aria colpito mortalmente fra gli occhi, l'altro dibattendosi si immerse lasciando dietro di se una scia rossa, ma una volta che si immergono è difficile recuperarli, a volte si usa una fiocina, na è pericoloso cadere in acqua...e non sarebbe difficile imbattersi con una Succurì o anche dei Piragna. La caccia al Jacarè viene fatta soltanto con il fucile o con l'amo, sono i metodi tradizionali usati dalla gente del posto.
Il mattino dopo prima che sorgesse il sole, si alzarono tutti presero un buon caffè, e andarono ai laghetti per controllare le lenze armate, si avvicinarono senza fare rumore, nel primo laghetto, le lenze gettate non erano state mosse, erano nella posizione che erano state messe, la corda era floscia. Le issarono per controllare l'esca, una era stata completamente mangiata ma non da un Jacarè, forse Piragna o Bagri (pesce gatto) avevano fatto banchetto, fu immediatamente riarmata e gettata in acqua. Anche nel secondo laghetto non era successo nulla, anche quì erano state toccate le esche, ma di Jacarè nessuna traccia.
S i pensò di cambiare zona, ma uno dei " Caboclo " (contadino) locale disse di non spostarsi, perchè quei laghetti erano frequentati dai Jacarè. Passarono un paio di giorni e non si vedeva nulla, durante il giorno si cercava di non farsi vedere nelle vicinanze dei laghetti, si usciva di notte oer catturare piccoli Jacarè in un'altra zona, ci furono due giorni di pioggia continua, si formò tutto intorno alla Fazenda una fanghiglia invalicabile, la strada sterrata era tutto un fiume, si riposarono restando all'asciutto sotto la veranda giocando a carte, dominò, e bevendo birra e cachaça (distillato di canna da zucchero). di sera ognuno raccontava le sue avventure di caccia e fra risate e commenti ironici passavano le ore fino a tarda notte, fuori i "Pirilampo" grosse Lucciole si inseguivano formando vere processioni, La Costellazione del Cruzeiro do Sul era ben visibile, uno spettacolo che merita essere
visto almeno una volta nella vita.
Il quarto giorno dopo vari tentativi di mettere esca sempre fresca, il tedesco con l'autore e due del gruppo vollero uscire prima dell'alba per verificare e controllare le corde, era quasi giorno e lo specchio dei laghetti era ben visibile. Il caldo aveva asciugato la pista per andare ai laghetti, il profumo della vegetazione e il frastuono degli insetti creavano una atmosfera surreale. Il tedesco aveva notato che c'era qualcosa di differente, l'autore lo seguiva da vicino, fu proprio lui il primo a vedere che il cespuglio che circondava l'albero era stato tranciato dalla corda, avevano sicuramente catturato qualcosa, era un Jacarè di due metri che dibattendosi aveva aperto con la corda un solco fra l'erba alta, la corda era tesa, appena la si toccava, il coccodrillo si dibatteva.
Weigel il tedesco disse di non toccare nulla e corse a prendere il fuoristrada, bisognava tirare dall'acqua quel Jacarè con il verricello della macchina, farlo con l'aiuto delle braccia anche se si era in tanti sarebbe stata un'impresa ardua, una volta fuori dall'acqua quel sauro si sarebbe dibattuto con tutte le sue forze sferzando la robusta coda. Fu legata l'estremità della corda al verricello sulla seconda puleggia e messo in moto il meccanismo cominciò a tirare lentamente dall'acqua il coccodrillo. Man mano che la corda veniva tirata, l'attenzione era maggiore sperando che la corda non si spezzasse per il continuo avvolgersi su se stessa, il coccodrillo si arrotolava sulla corda, aveva abboccato bene il polmone e l'ancoretta era ben presa nella sua mascella.
All'improvviso la corda si afflosciò e il Jacarè venne fuori, grande, sembrando un tronco d'albero, cercava una via di fuga, il Fazendeiro accorso per vederlo catturare diceva che non aveva mai visto una cosa simile, fu bloccato dal freno del verricello, quel Jacarè, sentendo il personale del posto, era sfuggito più di una volta ad altri cacciatori, ed era quello che aveva trascinato in acqua un vitello un anno prima. Bloccare quell'animale che si arrotolava su se stesso la corda sarebbe stato difficile, ma non per quel gruppo che era abituato a imprese simili, una volta messa la testa fuori dall'acqua fu abbattuto con un solo colpo fra gli occhi, fu permesso al Fazendeiro fare il boia, il vitello abbattuto era del suo bestiame, quel coccodrillo non avrebbe più seminato paura in quella zona. Furono controllate le altre esche ma erano completamente intere senza essere state mosse. La caccia era stata buona,
il Jacarè fu donato al Fazendeiro che prese la pelle e la carne fu divisa tra i Caboclos. Restarono sul posto ancora un paio di giorni sotto la pioggia, la caccia aveva dato molta soddisfazione, tornarono a S. Paolo dopo otto giorni, portarono a casa del pesce affumicato, molta frutta e un ricordo indelebile di un'avventura da film vissuta in mezzo alla vegetazione del Mato Grosso.
continua con altre avventure...
Pesca alla Cernia