LE GRANDI CATASTROFI NATURALI

di Aldo Capece

IL TERREMOTO DI MESSINA

La zona attorno allo stretto di Messina è altamente sismica e il terremoto che colpì la città siciliana nel 1908 fu solo l'ultimo di una serie che era cominciata già nell'antichità. Un grande sisma interessò Messina nel 1169, un altro nel 1783. Quello del 1908 fu certamente il più devastante di tutti, costituendo un evento di risonanza mondiale, banco di prova della solidarietà nazionale e internazionale. La prima scossa fece tremare la terra per 37 interminabili secondi, durante i quali i tracciati dei sismografi schizzzarono tutti fuori scala. Erano le 5 e 20 del mattino e l' Osservatorio geodinamico e astronomico della città rilevò una scossa pari al decimo grado della scala Mercalli (il massimo è 12). Il 90% di Messina fu subito raso al suolo: case, chiese, caserme, ospedali, ferrovie. Anche l'altra città al di là dello stretto, Reggio Calabria, venne colpita e le vittime totali furono stimate in una cifra che oscillava tra le 50 e le lOO.OOO persone. L'epicentro venne loocalizzato proprio al centro dello stretto, dove gli antichi collocavano Scilla e Cariddi, terribili mostri guardiani del passaggio. La scossa nacque in mare e quindi chi fuggì sulle spiagge venne travolto da un maremoto che spazzò via tutto. Furono migliaia i sopravvissuti alla prima scossa, seguita da altre, che morirono così, portati via da un'ondata spaventosa, alta dieci metri: immprovvisamente si gonfiò il mare e una montagna d'acqua, secondo i pochi testimoni oculari, si riversò su Messina. Un istante dopo le onde, ritraendosi, erano coperte di botti, barche, rottami, casse di petrolio, di frutta, di agrumi e di cadaveri. La superstizione popolare, qualche giorno dopo, cercando a modo suo una spiegazione al cataclisma, tirò fuori la storia di una maledizione che la sera prima del terremoto una donna avrebbe lanciato sulla città. Si trattava di una madre a cui avevano appena arrestato il figlio e che avrebbe invocato il sisma per ottenere vendetta.   Alcuni superstiti sarebbero divenuti famosi: il futuro deputato Gaetano Salvemini, docente alll'università, perse la moglie, i cinque figli e una sorella, mentre un futuro premio Nobel, Salvatore Quasimodo, allora bambino, dormiva con i terremotati nei vagoni dei treni, primo provvisorio rifugio per i senzatetto. Senza luce né mezzi di comunicazione, Messina ricevette i primi soccorsi dalle navi della Marina che si trovavano nel porto. La scossa era avvenuta all'alba e nel pomerigggio il resto del paese e del mondo non sapeva ancora nulla, anche se i pennini di molti sismografi europei e nordamericani avevano registrato il sisma, senza però riuscire a localizzarlo. Le prime notizie a Roma le mandò, con un telegramma, un' imbarcaazione della nostra Marina, che era riuscita faticosamente a uscire dal porto invaso dai detriti e a ragggiungere la costa calabra. Giolitti, primo ministro, inviò i primi soccorsi il giorno dopo e sia in Italia che all' estero cominciò un' encomiabile gara di solidarietà. Vitttorio Emanuele III e la regina Elena partirono immediatamente per Messina: mentre il sovrano scese a terra, la regina rimase sul piroscafo Slava a organizzare un ospedale galleggiante e venne elogiata dalla stampa di tutto il mondo come "la regina infermiera". Ciò le valse una laurea ad honorem in medicina, una serie di ospedali intitolati a suo nome e la "Rosa d'oro della cristianità", onorificenza concessale da papa Pio XII nel 1937. Anche diverse navi straniere che si trovavano al largo di Messina intervennero in aiuto alla popolazione. Primi fra tutti giunsero i russi e gli inglesi, ma nei giorni che seguirono la catastrofe centinaia di bastimenti portarono viveri, coperte, legname e nuove braccia in grado di scavare e tentare di salvare le moltisssime persone ancora intrappolaate sotto le macerie.   Questa tragedia portò almeno una conseguenza positiva: per la prima volta nella storia si mise in moto una catena di aiuti internazionali per le vittime e si affinarono le tecniche di soccorso. In molte città d'Italia vennero orrganizzate le cosiddette "passegggiate di beneficenza" (raccolte itineranti di fondi) e anche lotterie e spettacoli teatrali per racimolare denaro destinato ai messinesi. Con entusiasmo risorgimentale, partirono alla volta della Sicilia personaggi noti e gente comune. Raggiunse Messina la moglie inglese di Ricciotti Garibaldi, figlio dell'eroe dei due mondi. Aveva già 13 figli, ma volle adottare ugualmente tre bammbine rimaste orfane. La seguì anche il piemontese don Luigi Orione, fondatore del Cottolengo di Torino. Il giovane deputato emiliano Giuseppe Micheli, con i soldi donati dalla Cassa di Risparmio di Parma, fece arrivare in città le antenate delle moderne case prefabbricate. Per quanto riguarda il resto del mondo, il presidente americano Theodore Roosevelt convocò d'urgenza il Congresso e decise di stanziare 50.000 dollari, inviando 16 navi. Persino il Kaiser Guglielmo ne inviò baracche e aiuti, facendo emettere un francobollo da lO Pfennig per finanziare la ricostruzione della città di Messina: raffigurava un carretto siciliano.(ARTICOLO copiato da una pagina della Enigmistica Autodefiniti) 

La nube di fuoco del Monte Pelèe
Nella primavera del 1902 il vulcano nei pressi della città di Saint-Pierre, nelle Antille francesi aveva dato segni inquietanti di ripresa dell'attività eruttiva, ma le autorità avevano sottovalutato l'allarme. L'8 maggio 1902 una spaventosa esplosione squassa il Monte Pelèe, e dal vulcano si sprigiona una nube di gas incandescenti e lava vaporizzata, che scende lungo il fianco della montagna ed in pochi istanti travolge la città e la distrugge completamente. L'intera popolazione, di oltre trentamila abitanti viene bruciata viva o travolta dall'onda d'urto. Solo dopo tre giorni i soccorritori individuano un sopravvissuto, benchè gravemente ustionato: è un detenuto nelle celle sotterranee della città, che si è salvato solo grazie alla posizione interrata delle celle.

 

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